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I falsi miti sulle abilità mentali nello sport by C.Conti

 

L’impatto degli aspetti mentali sulla prestazione sportiva è oggetto di costante attenzione da parte del mondo dello sport: constatare che in gara la componente mentale può intervenire in modo critico favorendo una buona performance o viceversa determinandone una scadente suscita molto interesse.

Se da una parte sono oramai molteplici le ricerche scientifiche che hanno evidenziato come l’allenamento delle abilità mentali sia positivamente correlato al livello di prestazione e in generale al benessere psico-fisico dell’atleta, dall’altra su tali aspetti continuano a rimanere tanti falsi miti (e pregiudizi).

Ho selezionato i più frequenti:

  • Le abilità mentali sono innate e per questo non possano essere allenate e migliorate. E’ vero che ciascuno di noi nasce con delle predisposizioni fisiche e mentali ma questo non significa che con il tempo queste non possano modificarsi, essere continuamente migliorate e potenziate. Essere motivati, riuscire a stare calmi in situazioni di pressure, mantenere una fiducia nelle proprie capacità anche in momenti difficili non sono semplici innate qualità.
  • L’allenamento delle abilità mentali è riservato agli atleti d’élite. E’ vero che ad usufruirne al momento sono prevalentemente gli atleti professionisti, ma si tratta di una limitazione che va superata. Le abilità mentali, similmente a quelle motorie, possono essere apprese e perfezionate a tutti i livelli e per ogni tipologia di sport: in ogni atleta ci sono potenzialità che se conosciute e sviluppate possono consentirgli di esprimere la propria eccellenza.
  • Per allenarsi mentalmente è sufficiente fare degli esercizi specifici.  E’ vero che esistono tanti strumenti ad hoc che possono essere utilizzati, ma il punto cruciale non è questo: apprendere qualche tecnica senza sapere quando applicarla, se è davvero utile per le proprie caratteristiche, quali principi la sottendono e in quale processo è coinvolta è praticamente inutile. Imparare meccanicamente qualcosa, anzi, può essere addirittura controproducente. Per migliorare d’efficacia è prima di tutto necessaria la consapevolezza: conoscersi e capire come “si funziona”.
  • La preparazione mentale funziona anche se l’atleta non ci “crede”. Gli esercizi possono essere proposti anche ad atleti seriamente non interessati, ma in tal caso i benefici saranno minimi. Il peso della motivazione e della responsabilità individuale nell’impegno che la persona mette nel fare le cose è determinante e non sottostimabile.: nessun allenamento mentale potrà infatti prendere realmente avvio senza la volontà e l’impegno reale dell’atleta.
  • La preparazione mentale offre soluzioni rapide. Affermazione quanto più lontano dalla realtà. Ogni momento è buono per iniziare una preparazione mentale ma la variabile tempo deve essere valutata per avere i giusti obiettivi e le corrette aspettative. La preparazione mentale non è “miracolosa”, serve tempo, serve allenamento. Il “tutto e subito” non è una logica che appartiene alla preparazione mentale, che trova invece la sua migliore espressione in spazi attenti alla crescita, alla sperimentazione e alla competenza.
  • Allenarsi mentalmente mi porterà ad un successo garantito  Dipende da cosa intendiamo per "successo": Se per successo intendiamo risultato, non è assolutamente detto: nello sport non ci si allena sapendo che sicuramente si otterrà una vittoria; ci sia allena per massimizzare al massimo le probabilità della stessa, cercando di mettere in campo al meglio le risorse che ho a disposizione.  Se però per successo intendiamo miglioramento e crescita la risposta è assolutamente si: lavorare sulla parte mentale a partire dalla consapevolezza e dalle percezioni di autoefficacia ha un impatto non solo in ambito sportivo ma nella vita in genere.

Chiudo con quello che più comunemente (purtroppo) sento:

  • Ci si allena mentalmente quando si hanno problemi da risolvere E’ vero che l’utilizzo della Psicologia dello sport può essere molto utile per la risoluzione della criticità per l’atleta, la squadra e la Società, ma è necessario un forte cambiamento di prospettiva: la psicologia dello sport corrisponde primariamente alla valorizzazione delle risorse.

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