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Under CONTROL
Rubrica di Psicologia dello sport
a cura della Dott. Cristiana Conti

 

E’ giusto (e possibile) avere tutto sotto controllo durante la prestazione sportiva?

Avere tutto sotto controllo mentre si è in prestazione. Prima ancora di chiedersi se sia giusto o meno, bisogna considerare se questo sia possibile e la risposta è no.

Lo sport richiede la capacità di trattare tante informazioni contemporaneamente: l’atleta è colpito continuamente da molti stimoli, sia interni che esterni e deve imparare a selezionare quelli utili e a scartare gli altri.

Il tema del controllo è significativo perché si lega contemporaneamente a due fattori determinanti: l’attenzione e la gestione delle emozioni. Qui evidenzieremo dei punti soprattutto correlati all’attenzione, ma indubbiamente il lato emotivo del controllo ha significati molto importanti.

Chiariamoci, la sensazione di poter controllare qualcosa per un atleta è decisiva e incide anche sulla propria percezione di efficacia, ma occorre considerare alcuni concetti chiave:

1. Spesso si crede che è possibile controllare tutto Questa possibilità, figlia del multitasking in cui siamo immersi e a cui siamo chiamati, non solo non corrisponde alla realtà ma ci porta anche ad assumere comportamenti che ci indirizzano verso risultati scadenti. Non è possibile controllare tutto, ma si possono e si devono controllare le cose giuste, in relazione all’obiettivo che mi pongo.

2. Il livello di frustrazione può alzarsi più facilmente Il desiderio di controllare tutto rende l’atleta più nervoso, disattento e ansioso. Se credo che sia necessario avere tutto sotto controllo per fare una buona prestazione, di fronte agli innumerevoli imprevisti tipici dello spazio sportivo e ai fattori che vanno fuori dal mio controllo, i miei livelli di intolleranza e frustrazione si impenneranno. Questo depotenzierà la fiducia in ciò che posso fare e distoglierà il mio focus dagli aspetti cruciali.

3 E’ importante capire che la decisione di cosa controllare ha un impatto sulla prestazione Allocare l’attenzione in una direzione piuttosto che in un’altra ha delle conseguenze molto significative in termini comportamentali. Se presto attenzione a cose poco significative o cose che non sono possono essere direttamente sotto il mio controllo (es. le condizioni climatiche o un fischio arbitrale) rischio di investire inutilmente le mie energie. Attenzione, a rischio non è solo la performance ma i livelli di soddisfazione personale e il benessere complessivo della persona.

6. Allenare il proprio senso di controllo Quella di cui stiamo parlando è un’abilità che si può allenare. La ricerca mostra che gli atleti esperti ,avendo maggiori criteri di valutazione e uno schema di insieme, sono più avvantaggiati rispetto al non entrare eccessivamente in dettagli fuorvianti.

Cosa può fare l’atleta? Prima di tutto verificare quale è la propria tendenza rispetto a questo aspetto ed è interessante verificarla sia in allenamento che in gara (solitamente si tratta di una tendenza generale che l’atleta utilizza con costanza nei vari frangenti); chiedersi -eventualmente- che significato ha per lui il “bisogno di controllo”, soprattutto quando è marcato e l’attitudine ipercontrollante è generalizzata anche ad altri contesti di vita. Il passaggio successivo è comprendere che è la selezione a fare la differenza, il filtrare gli elementi più significativi e in questo i feedback che l’allenatore dà sono cruciali. La maturità corrisponde al distinguere le cose che sono sotto il proprio controllo da quelle che non lo sono, ma soprattutto al saper orientare il proprio impegno verso le prime. “Ci sono troppe cose che determinano una performance, conta solo concentrarsi sulle cose con le quali la determini tu"

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