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Michael Jordan ha fatto la storia del Basket e .....anche quella dello Sport Vision

Com’è nato lo Sport Vision? Da quanto tempo i professionisti della visione hanno iniziato a occuparsi della correlazione tra pratica sportiva e abilità visive?... e soprattutto… quanto c’entra in tutto questo Michael Jordan?

Seppure in Italia lo Sport Vision sia una disciplina apparentemente nuova e ancora poco utilizzata, ha già una lunga storia alle spalle e in alcuni paesi è praticata già da molti anni.

Il connubio tra sport e visione è nato negli anni ’60, quando alcuni optometristi scoprirono che una significativa percentuale di atleti presentava difetti visivi e carenze nelle abilità visive senza esserne consapevoli. Era emerso che la coordinazione occhio-mano, la visione periferica e altre abilità visive, fondamentali per una prestazione visiva e sportiva ottimale, in molti atleti non erano al livello di adeguatezza atteso. Alcuni atleti vennero quindi sottoposti a un programma di Sport Vision Training e venne evidenziato un netto miglioramento delle loro prestazioni sportive! Il loro miglioramento non era correlabile unicamente all’aumento della forza fisica o al crescere dell’esperienza agonistica, ma era dovuto anche a un potenziamento delle abilità visive (Roncagli, 1990).

Ancora negli anni ’60 (e ancora negli Stati Uniti) il Dr. Bruce Wolfe, un optometrista di Cincinnati, esaminò le abilità visive dei giocatori di una squadra di baseball, i Cincinnati Reds e rilevò come una superstar del baseball (Frank Robinson) avesse prestazioni visive molto al di sopra della media. Un evento analogo accadde nel 1985, quando vennero valutate le abilità visive dei Chicago Bulls: Michael Jordan diede prestazioni molto migliori dei sui colleghi, tanto da essere definito dall’oftalmologo e co-proprietario della squadra “lo standard di qualità per i Bulls”.

Michael Jordan ha contribuito alla storia dello sport vision anche per un altro motivo: è stato, infatti, il primo atleta ad usare gli occhiali stroboscopici, ora usati anche da Curry e Harden.

Nei primi anni ‘90 Jordan si lamentava con il suo allenatore Tim Grover per i flash dei fotografi che lo accecavano ogni volta che si ritrovava in lunetta. Le fotografie, infatti, quando toccava palla il numero 23 si moltiplicavano, per immortale le sue gesta.

Ecco un filmato esemplare della quantità di flash… guardate qui: https://www.youtube.com/watch?v=vdPQ3QxDZ1s

Grover decise così di piazzare ai lati della palestra le luci delle consolle prese in prestito da alcuni DJ di Chicago, inondando così di lampi intermittenti le sessioni di tiro di Jordan. I risultati di questi nuovi allenamenti furono così sorprendenti da convincere Jordan a portare con sé l’attrezzatura anche durante le trasferte. Grover scoprì poi l’esistenza dei “Strobe Spex”, dei veri e propri occhiali che ricreavano l’effetto di luce intermittente e che, a detta dello stesso Jordan, permettevano di avere una visione rallentata e più nitida di ciò che accadeva attorno a lui mentre li indossava; un beneficio di gran lunga superiore rispetto alla sola tolleranza dei flash dei fotografi. Da questa sperimentazione nacque poi una collaborazione con la Nike SPARQ Sensory Performance and Vision per la produzione degli “Strobe glasses”, utilizzati ancora oggi.

Dagli anni ‘60 lo Sport Vision ha fatto passi da gigante, tanto da accompagnare e “allenare” gli atleti olimpionici statunitensi di tiro con l’arco, sci, baseball e pallavolo.

Nel basket lo Sport Vision ha contribuito al successo di atleti del calibro di Michael Jordan, Stephen Curry e James Harden.

In Italia questa disciplina è arrivata solo negli anni ’80, quando sono iniziati i primi esami visivi agli atleti ed è stata fondata a Roma l’European Academy of Sports Vision (EASV).

Da allora, con sempre maggiore diffusione, numerosi specialisti della visione lavorano al servizio delle prestazioni sportive di squadre e di singoli atleti, perché lo sport è essenzialmente un insieme di attività visuo – motorie e la funzione visiva è “la principale guida per il corpo ad espletare l’azione, ad esprimersi fisicamente in modo adeguato alle circostanze, nello spazio e nel tempo” [Roncagli 1999]. Una funzione guida, quindi, che dovrebbe essere sempre tenuta presente e allenata, se si vuole vivere meglio e se si vogliono raggiungere risultati sportivi sempre migliori!

 

 

 

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